lunedì 26 aprile 2010

PUGNI PER UNA SPOSA (THE CURRENT)


È stato pubblicato ieri, su Il Sole 24 Ore, un ampio estratto di un racconto di Ernest Hemingway, inedito in Italia, intitolato Pugni Per Una Sposa, che parla di amore e pugilato.
Ecco l'estratto:

Stuyvesant Byng fece un bel sorriso alla domestica che aprì la porta e, come d'abitudine quando Stuyvesant Byng faceva un bel sorriso, ricevette un sorriso di risposta.
«La signorina Dorothy sarà subito da lei, signor Stuyvesant. Posso prendere le sue cose?». Lo fissava con uno sguardo che andava oltre l'approvazione. In genere le donne Stuyvesant lo guardavano così. Quella sera, andando a casa di Dorothy Hadley, si era fermato a una cabina telefonica e due ragazze uscite dalla cabina accanto si erano date una gomitata mentre passava.
Stuyvesant Byng di questo era ignaro, ovvio. Non sapeva che in genere le donne lo fissavano e spesso facevano commenti su di lui, e stasera era particolarmente ignaro di tutto, perché stava andando a casa di Dorothy Hadley per uno scopo ben preciso. Stava andando a chiedere a Dorothy di sposarlo, e non era per niente sicuro di quale sarebbe stata la risposta.
Stuy aveva già chiesto ad altre ragazze di sposarlo. Una volta in una canoa al lago, complice la luna, e una volta in macchina, a più di cinquanta miglia all'ora con una mano sul volante. Ma se l'era sempre cavata, e suo fratello maggiore l'aveva salvato l'ultima volta. Vediamo un po'. L'ultima era ancora molto nitida. Le aveva chiesto di sposarlo sullo yacht di Harry. Ma aveva la luna dalla sua parte, anche lì; e non c'era mai stato nessun dubbio riguardo alla risposta. Stasera era diverso. Stava per chiedere a Dorothy Hadley di sposarlo, e aveva la sensazione che lei lo avrebbe respinto. (...)
«Di te penso tutto il bene di questo mondo, Stuy. Siamo sempre stati amici. Ma tu ti sei innamorato di venti ragazze nel frattempo. Non potresti mai essere innamorato sul serio di qualcuno. E a parte questo, sei troppo bello. Non potrei mai uscire e sentire la gente che dice: "Chi è quella ragazza con i capelli rossi assieme a quell'uomo meraviglioso, fantastico?"».
«Sei la ragazza più incantevole del mondo!» disse Stuy con fervore.
«Chissà quante volte l'hai detto, Stuy. Sei volubile, ragazzo mio. Sei incostante».
«Ti ho sempre amata Do, sin da quando eravamo piccoli. Ti amo da quando eri una bambina con i capelli rossi. È stato il centro della mia vita. È stata la corrente grande e forte. È come un fiume. La corrente continua sempre a scorrere, ma il vento in superficie crea delle crestine bianche, e potrebbe sembrare che il fiume scorra nella direzione opposta. Ma le crestine bianche sono solo in superficie. Sotto, la corrente scorre forte, sempre nella stessa direzione. Il mio amore per te è stata la corrente, e tutte le altre ragazze sono state solo piccole onde in superficie».
«Capisco. Ma capire non vuol dire crederci» disse Dorothy molto teneramente, e se Stuy l'avesse stretta tra le sue braccia la storia non sarebbe stata niente di che per il lettore. «Ma ti darò una possibilità. Non sei mai andato fino in fondo nelle cose. Scegli una cosa e trasformala in un successo assoluto, incondizionato. Dimostra di essere un campione, non un secondo classificato. Non essere sempre solo un concorrente, Stuy. E poi potrai venire a chiedermelo di nuovo».
«Negli affari, intendi?» disse Stuy afflitto.
«Non per forza. Non è più difficile di tante altre cose e comunque di soldi ne hai a volontà. Non sarebbe giusto guadagnarne altri. Qualcosa di difficile, Stuy. E trasformalo in un successo. Diventa un campione, ragazzo».
«Sarà fatto, Do, quant'è vero Iddio». Stuy era in piedi e teneva la mano di Dorothy nella sua manona. «Sarà fatto, Do. E poi...».
«Tornerai qui» finì Dorothy al posto suo, e lui uscì dalla stanza con la mente illuminata dal suo sorriso.
Arrivato nella sua stanza chiamò Sam Horne, il suo migliore amico. Sam era uscito. «Gli dica di venire non appena rientra. È molto importante». Stuy riattaccò e cominciò a camminare avanti e indietro. Dopo un po' andò alla credenzina dei liquori e si versò un drink. Proprio in quel momento Sam Horne piombò dentro.
«Che vuoi da me a quest'ora della notte? Sei impazzito, Bingo? Bevi solo soletto, eh? Beh, rimediamo subito. Dov'è un altro bicchiere? Che succede? Confessa tutto a zio Sam. Qualche ragazza ha accettato di sposarti?». Avvolse il bicchiere con la mano e mise i piedi sul tavolino. Stuy gli spiegò tutto.
Sam si versò un altro drink, e quando Stuy si allungò per prendere la bottiglia le dita di Sam si strinsero intorno a essa. «Non è per te, ragazzo mio. Questa roba fa diventare campioni solo di alza-il-gomito. Vediamo un po'. A tennis non ce la potresti mai fare. Una volta avresti potuto farcela a golf, ma ora non più. Di polo non se ne parla».
«Dimentichi una cosa, vecchio saggio» disse Stuy.
«No, non l'ho dimenticata. Sai cos'ha detto di te Dawson l'ultima volta che sei andato ad allenarti al club. "Se il signor Byng cominciasse a fare sul serio oggi sul ring non c'è nessuno che potrebbe reggere il confronto con lui al limite delle 154 libbre"».
«Lei ha detto... qualcosa di difficile» disse Stuy pensieroso.
«Eccome se è difficile, eccome. È lo sport più difficile, più schifoso, il peggiore del mondo caro Stuy Bingo» replicò Sam.
Stuy si alzò e assunse una posizione da combattimento. «Che ne dici di Slam Bing come nome di battaglia, Samivel? Davanti a te, figliolo, hai Slam Bing (l'ex Stuyvesant Byng), il futuro campione mondiale di pugilato nei pesi medi» disse Stuy con tono solenne. (...)
I primi otto mesi furono tremendi. Stuy aveva sempre odiato l'idea di combattere, odiava l'idea di prenderle e sudava sempre freddo prima di scavalcare le corde.
Surclassò nettamente i primi uomini con cui combatté negli incontri preliminari. Ma odiava la cosa nell'insieme. Lo spogliatoio puzzolente, la folla, l'aria viziata delle sale piene di fumo in cui combatteva, la puzza di tutto, e le facce che brillavano bianche e rosse dai posti a bordo ring che detestava.
Sam Horne e il vecchio Dawson, che era stato sparring partner di FitzSimmons, erano sempre con lui. Dawson decideva con chi si doveva scontrare, lo allenava e lo consigliava. Sam sventolava l'asciugamano per fargli entrare l'aria nei polmoni tra un round e l'altro, mentre Dawson gli passava la spugna sulla faccia e sul petto e gli strofinava le gambe e gli massaggiava le braccia e le cosce e gli dava un mare di dritte all'orecchio. Stuy vinse tutti i primi combattimenti.
Dopo le prime vittorie schiaccianti ebbe il suo primo occhio nero, e provò il brivido del knock-out. Quella sensazione ineguagliabile che si ha quando il pugno, con un tempismo perfetto, va a segno, e l'uomo che ti ha tempestato di botte scivola giù sul tappeto di tela resinata privo di sensi.
E una sera, dopo otto round di accanito combattimento, il destro di Stuy si scaricò sulla mascella di un certo signore ebreo con un nome irlandese. Poi Stuy si chinò, gli mise i guantoni sotto le ascelle e lo portò, privo di sensi, nel suo angolo mentre l'auditorium affollato urlava e acclamava Slam Bing. Si rese conto di essere vicino alla vetta. (...)
Con McGibbons Stuy incontrava il campione della categoria e uno dei più grandi e strani pugili che fossero mai saliti sul quadrato. In realtà era irlandese, cosa rara per un pugile al giorno d'oggi, ed era tozzo, con la faccia da scimmia e le braccia lunghe come un gorilla. Nessuno l'aveva mai messo al tappeto, tanto meno ko, e in tutte e due le mani aveva la pozione letale del ko. Conosceva a memoria ogni singolo trucco dell'arte del ring e non vedeva perché non dovesse mantenere il primato per anni a venire. Quando il suo manager gli parlò di un match con Stuy, la sua brutta faccia da scimmione fu distorta da un ghigno malefico che metteva in mostra i canini. (...)
Durante i preliminari, Dawson, Sam e Stuy erano su nello spogliatoio di Stuy.
«Come va, Mr. Byng?».
«Tutto a posto, Alec. È solo che mi sento come se volessi annullare tutto e ho una paura da morire e potrebbero cedermi le ginocchia. Non combatterò mai più, Alec». Stuy aveva i pantaloncini e le scarpette da combattimento, ed era avvolto nell'accappatoio.
«Va tutto bene, signor Byng. Ma tienilo lontano col sinistro, e non essere sicuro di averlo steso finché non senti contare l'arbitro. Attento a non farti ingannare se fa finta che non è in forma. Evita il corpo a corpo. E sta lontano da lui! Evita il corpo a corpo». (...)
Sam, che era sparito, si affacciò dalla porta. «Forza. È arrivata la nostra ora. Ho una sorpresa per te, Stuy. Quando entri guarda dove sono sedute le donne, pugno d'oro. Chissà che non ti salti all'occhio una macchia di colore».
«Chi ti ha detto di portarla qui, cretino che non sei altro? Non volevo nemmeno che lo venisse a sapere finché non era tutto finito. E se mi abbatte con un colpo in testa?». Era così arrabbiato che non si accorse di dove andava e urtò gli spettatori in fondo alla grande arena al coperto.
«È tutto a posto. Lei sa tutto. È qui col padre. Le ho spiegato tutto, di te, della "cosa difficile" e tutto quanto».
Percorsero un lungo corridoio in discesa che portava al ring in mezzo a un boato di applausi di tutto il pubblico, inframmezzati da urla del tipo «Slam, spacca tutto!», «Dài, che lo stendi!», «Fai fuori lo Scimmione!». Sam arrivò allo sgabello passando tra le corde e Stuy, dopo essersi inchinato, si sedette e andò all'indietro con la schiena, cercando con gli occhi tra la folla.
«Là sotto» indicò Sam. «Sei cieco? Falle un segno con la mano!». Stuy fece un segno dove vedeva lo splendore dei capelli di Dorothy e una chiazza bianca che doveva essere la faccia.
Quando suonò il gong si ritrasse di fronte all'attacco violento dello Scimmione. Adesso vedeva solo da un occhio, ma non si arrischiò a reagire. La folla reclamava a gran voce il ko. Dopo l'ennesimo spietato avventarsi dello Scimmione, lui scivolò sulle ginocchia e sentì contare l'arbitro. Si alzò al sette, con le braccia lungo i fianchi che oscillavano. Lo Scimmione si avvicinò per finire il lavoro. Partì il pugno e il destro di Stuy venne su come un lampo da sotto la vita e si schiantò sulla mascella dello Scimmione con la forza di un battipalo. La faccia dello Scimmione si contorse e, mentre cascava, Stuy lo beccò di nuovo con una sventola. L'arbitro contò fino a dieci, avrebbe potuto contare fino a cento, e poi portò in alto il guantone destro di Stuy. Stuy fece un bel sorriso per la prima volta dopo tanto tempo.
L'auditorium era una gabbia di matti. Diretti al ring, una ragazza con i capelli rossi e un signore vestito elegante cercavano di passare tra la folla accalcata.
Stuy scese attraverso le corde e Dorothy fu tra le sue braccia. «Oh Stuy! Sei così incantevole con la faccia fracassata e tutta piena di sangue. E ti amo da impazzire. Perché ti sei messo a combattere? Ma ti amo, Stuy. E oh Stuy, non combatterai mai più, vero?». Lui la strinse forte a sé e sulla sua faccia martoriata spuntò un bel sorriso. «Sta' tranquilla, amore. Sta' tranquilla».

Ernest Hemingway
(Traduzione di Roberta Miraglia)
© 1985 Oxford University Press
Previous unpublished materials by Ernest Hemingway © 1985 by Mary, John, Patrick and Gregory Hemingway
Per gentile concessione di Arnoldo Mondadori Editore
© RIPRODUZIONE RISERVATA


Qua il link all'articolo su Il Sole 24 Ore
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